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Raymond Carver


Raymond Carver, poco conosciuto in Italia, probabilmente perché autore di racconti e poesie e non di saghe da migliaia di pagine, è considerato un punto di riferimento indiscutibile della letteratura americana del Novecento.

Nato nel 1938 in una piccola cittadina dell’Oregon e morto in una altrettanto piccola comunità dello stato di Washington solo cinquant’anni dopo, Carver fu il primo a raccontare l’America meno conosciuta e pervasa di disperazione. L’America lontana dalle grandi metropoli e vicina alla grande massa di colletti blu e di forza lavoro “temporanea” che ne costituisce l’anima vera.

Lui stesso, prima del successo, era stato membro attivo di questa società: un matrimonio fallito, due figli sfortunati arrivati troppo presto, una lunga battaglia con l’alcol, un’infinità di bancarotte, traslochi, lavori (altro…)

La figura del maniaco, rappresentato nell’immaginario collettivo come un losco figuro che si aggira per i parchi vestito solo di un impermeabile, ha subito una profonda e radicale metamorfosi con l’evolversi della tecnologia e con l’avvento dei social network.
Oggi il losco figuro si aggira tra Facebook e Twitter, eccezionali agglomerati di relazioni sociali e per questo pullulanti di facili prede, in cerca di ignare vittime. Ma, come spesso accade, in ogni contesto sociale alla fine arriva sempre il buono di turno che difende le vittime dai soprusi e mette in fuga i malintenzionati.
In questo caso il paladino si è materializzato nel gruppo di Facebook “io odio i maniaci di merda”. La pagina, che conta già 25.000 iscritti, al pari di un instancabile detective mette alle strette i cyber maniaci postando (altro…)

Tra i difetti che si riscontrano nei personaggi famosi, specialmente tra i politici, quello che occupa le prime posizioni in una classifica da uno a dieci è sicuramente lo smisurato egocentrismo. È chiaro a tutti, infatti, che i nostri amici vip amano essere riconosciuti per strada, apparire su giornali scandalistici, essere osannati dai propri fan. Il fenomeno non lo scopriamo certamente oggi tanto che immagino il capo tribù di un villaggio nel paleolitico compiacersi dei gesti adulatori dei membri del proprio clan.
Certo nel paleolitico se si faceva una gaffe la cosa rimaneva circoscritta al villaggio; al massimo qualche “cialtrone” l’avrebbe raccontata al di là del fiume, ad un conoscente della tribù avversaria mettendo in ridicolo il capo. Poi è arrivata l’era della carta stampata, della radio, della televisione e infine dei social network.
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