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Articolo originale su Newsweek a questo indirizzo.

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l dottor Eben Alexander ha avuto una visione del mondo puramente scientifica finché – come lui racconta – un bel giorno è finito in paradiso. Cristiano non praticante, neurochirurgo ad Harvard e figlio di neurochirurgo, Alexander ha raccontato su un lungo articolo di copertina di “Newsweek” la sua esperienza: dopo aver contratto una rara forma di meningite batterica, è finito in coma per 7 giorni. Quel particolare tipo di coma “ha spento la parte umana del mio cervello, la neocorteccia. I batteri dell’E.coli erano entrati nel mio fluido cerebrospinale e stavano mangiando il mio cervello.

L’esperienza che ho vissuto è stata così profonda che mi ha dato una ragione scientifica per credere che esista una coscienza dopo la morte. In quei giorni ho visitato un regno fatto di nuvole, entità superiori, mentre un vento divino mi diceva che ero amato e adorato, per sempre. Un lunghissimo viaggio, incalcolabilmente positivo”.
Fino a quel momento, Alexander ha ammesso di invidiare “quelli che credevano ci fosse un dio da qualche parte che ci amava in modo incondizionato”. E dava sempre qualche spiegazione scientifica (mancanza di ossigeno al cervello, deliri farmacologici, allucinazioni auto-indotte) ai racconti dall’aldilà che molti pazienti portavano con sé dopo esperienze di traumi cerebrali.
Secondo lui, però, il suo caso è unico al mondo. “Per quanto ne sappia, nessuno ha mai visitato questa dimensione parallela (a) mentre la sua corteccia era completamente ‘disattivata’, e (b) mentre il suo corpo era sottoposto ad attenta osservazione clinica, come il mio lo è stato durante i sette giorni di coma. Di solito, per spiegare i racconti di esperienze ai confini della morte (o ‘esperienze pre-morte’), si dice che questi momenti sono i risultati di minimi, temporanei o parziali malfunzionamenti della corteccia.

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La mia esperienza, invece, è avvenuta non durante un malfunzionamento, ma quando la mia corteccia era totalmente disattivata. Come dimostrano la durata e la gravità della mia meningite, e il totale coinvolgimento della corteccia documentato da Tac ed esami neurologico. Secondo la teoria scientifica attuale, in nessun caso avrei potuto essere anche minimamente cosciente nello stato in cui ero, figuriamoci se avessi potuto compiere un’odissea incredibilmente vivida e coerente come quella che ho vissuto”.
Oggi, quando incontra i suoi colleghi medici, riceve molti sguardi di “educata incredulità”, e si trova più a suo agio in chiesa, dove “vede tutto con occhi nuovi, sentendo di nuovo l’amore universale del suo viaggio attraverso le finestre di vetro colorato, le note basse dell’organo, i dipinti di Gesù”. E chiama a raccolta gli altri scienziati per “dipingere una nuova immagine della realtà, che è un universo in evoluzione e multidimensionale, con al centro un Dio onnisciente”. (altro…)

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