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Il 16 ottobre del 1943 fu il “sabato nero” del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invasero le strade del Portico d’Ottavia e rastrellarono 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco. Solo quindici uomini e una donna ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato. Non è un bel ricordo ma è necessario non dimenticare. E infatti questo è quello che oggi giustamente si è fatto sui mezzi d’informazione online e offline e sui social network.

Ma ci sono abomini che nessuno vuole ricordare e che anzi tutti quanti i mezzi di comunicazione sembrano incoraggiarci a dimenticare. Sarà per il fatto che oggi la parola ricordo si è affacciata alla mia mente più spesso del solito, sarà per caso ma alla fine mi è tornata alla mente un’altra storia estremamente tragica e molto più recente.

La memoria è andata a un articolo di copertina della rivista «Time» del 5 giugno 2006 che era intitolato La guerra più micidiale del mondo. Ho ricordato che forniva una documentazione dettagliata sulla morte di circa quattro milioni di persone nella Repubblica democratica del Congo a causa delle violenze politiche verificatesi nell’ultimo decennio. E ho ricordato, come lo stesso Time (altro…)

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