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Recentemente i mezzi di informazione hanno riportato l’ultima impresa del gruppo hacktivist Anonymous, un team di hackers che ha reso pubblico nome e cognome di uno stalker colpevole di aver indotto al suicidio una quindicenne canadese. Non è la prima volta che Anonymous dichiara guerra ai pedofili e ad altre categorie di surfers da lui ritenute immorali o dannose. Una delle prime operazioni del gruppo fu rivolta proprio contro i pervertiti online. Nel 2011 vennero oscurati 40 siti pedopornografici e pubblicati i nomi di 1500 persone coinvolte nel traffico di materiale simile. Il sito Lolita City venne abbattuto e 100 GB di immagini pedopornografiche vennero distrutte. Un successo che procurò ad Anonymous appoggio e simpatie da ogni parte della rete.
Meno conosciuto ai più è il “luogo” dove questa guerriglia si svolge. Il Deep Web (chiamato anche Deepnet, Invisible Web, Undernet etc…). Questa parte del World Wide Web, profonda e oscura, è rappresentata da tutti quei contenuti che non sono indicizzati dai motori di ricerca che usiamo quotidianamente. Il motivo per cui questi contenuti non possono essere rintracciati, attraverso i normali sistemi di ricerca, è dovuto al fatto che queste pagine si creano dinamicamente nel momento in cui qualcuno svolge una specifica ricerca su un database. Prima non esistono. Tu le cerchi e si animano. Sembra l’incipit di un racconto di fantascienza ma è tutto estremamente reale.

Le dimensioni di questo lato oscuro sono impressionanti. Sulla base di estrapolazioni elaborate dall’Università di Berkeley, (altro…)