Archivio per la categoria ‘Tecnologia’


Recentemente i mezzi di informazione hanno riportato l’ultima impresa del gruppo hacktivist Anonymous, un team di hackers che ha reso pubblico nome e cognome di uno stalker colpevole di aver indotto al suicidio una quindicenne canadese. Non è la prima volta che Anonymous dichiara guerra ai pedofili e ad altre categorie di surfers da lui ritenute immorali o dannose. Una delle prime operazioni del gruppo fu rivolta proprio contro i pervertiti online. Nel 2011 vennero oscurati 40 siti pedopornografici e pubblicati i nomi di 1500 persone coinvolte nel traffico di materiale simile. Il sito Lolita City venne abbattuto e 100 GB di immagini pedopornografiche vennero distrutte. Un successo che procurò ad Anonymous appoggio e simpatie da ogni parte della rete.
Meno conosciuto ai più è il “luogo” dove questa guerriglia si svolge. Il Deep Web (chiamato anche Deepnet, Invisible Web, Undernet etc…). Questa parte del World Wide Web, profonda e oscura, è rappresentata da tutti quei contenuti che non sono indicizzati dai motori di ricerca che usiamo quotidianamente. Il motivo per cui questi contenuti non possono essere rintracciati, attraverso i normali sistemi di ricerca, è dovuto al fatto che queste pagine si creano dinamicamente nel momento in cui qualcuno svolge una specifica ricerca su un database. Prima non esistono. Tu le cerchi e si animano. Sembra l’incipit di un racconto di fantascienza ma è tutto estremamente reale.

Le dimensioni di questo lato oscuro sono impressionanti. Sulla base di estrapolazioni elaborate dall’Università di Berkeley, (altro…)

La presa in giro a colpi di spot pubblicitari tra Apple e Samsung non è passata certo inosservata agli altri players del mercato Smartphone e ora, a prendersela con la casa di Cupertino, ci prova anche Nokia. La guerra è stata dichiarata ufficialmente in Germania dove la pubblicità comparativa è legale da vent’anni.

Nello spot -Nokia Lumia 920 -Time to #Switch la scelta dei creativi è caduta su uno stile cartoon molto stilizzato – oserei dire svedese

All’inizio si vede una fila di persone tutte dello stesso colore grigiastro in coda per comprare un nuovo smartphone Apple. L’inquadratura si sposta poi in cima alla coda dove un acquirente lo chiede «colorato». Non lo avesse mai fatto! Nello Store si attiva una sirena d’allarme come quelle antincendio e il cliente esce deluso perché gli unici colori dell’I phone 5 sono il bianco e il nero. Ad attenderlo fuori c’è un mondo di persone colorate e tutte diverse. Sono i soddisfatti possessori dei nuovi Nokia Lumia disponibili ovviamente in tutte le combinazioni di colori possibili.

Nulla di nuovo sul fronte occidentale.

Le prime grandi campagne (pubblicitarie) l’una contro l’altra armate si svolsero parecchi anni orsono negli Stati Uniti tra Coca Cola e Pepsi. Difficile quantificarne i risultati.

Le variabili in gioco sono molte e, se l’utilizzo intelligente e ironico della comparazione, favorisce solitamente uno spostamento della domanda verso i nuovi entranti in un mercato o in una di nicchia, in questo caso, Nokia e Samsung rispetto ad Apple, è altrettanto vero che la mela morsicata può contare su una fedeltà di brand che rasenta il fanatismo.

Non sarebbe la prima volta che i “fedeli” a una marca reagiscono ad attacchi di questo genere comprando più “cose” di quel marchio, come a volerlo difendere. La gente, si sa, è strana.

Staremo a vedere.

Mario Calcagno

La rivalità Samsung-Apple non accenna a diminuire: neanche il tempo di presentare il nuovo iPhone 5 che Samsung, reduce da una bruciante sconfitta in tribunale e da altre battaglie ancora da combattere contro l’azienda di Cupertino, reagisce sfottendo la “mela morsicata” e i suoi fan con uno spot. Per la verità era già successo nel 2011 in occasione del lancio di iPhone 4S.
Questa è la scena: davanti a quelli che sembrano a tutti gli effetti degli Apple Store prima dell’apertura (non vengono mai apertamente nominati o inquadrati), si accalcano tanti futuri compratori, dietro le transenne. Mentre i fanboy Apple sono intenti a discutere delle caratteristiche del nuovo gioiello tecnologico, appaiono delle persone che utilizzano un Samsung S3: c’è chi si scambia un’intera playlist semplicemente avvicinando due dispositivi e chi si scambia foto con un solo tocco. Il tutto sotto gli occhi attoniti e stupiti dei futuri compratori in fila da diverso tempo, che iniziano a confrontare i due dispositivi ipotizzando la superiorità dell’S3 uscito diversi mesi prima. Lo spot si conclude con una voce fuori campo che dice “The next big thing is already here” (La prossima grande cosa è già qui).
Samsung prosegue insomma nella direzione intrapresa da tempo, quella cioè di denigrare l’avversario e anche i sui fan, provocando non poche polemiche.
Ecco il video dello spot:
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Raymond Carver


Raymond Carver, poco conosciuto in Italia, probabilmente perché autore di racconti e poesie e non di saghe da migliaia di pagine, è considerato un punto di riferimento indiscutibile della letteratura americana del Novecento.

Nato nel 1938 in una piccola cittadina dell’Oregon e morto in una altrettanto piccola comunità dello stato di Washington solo cinquant’anni dopo, Carver fu il primo a raccontare l’America meno conosciuta e pervasa di disperazione. L’America lontana dalle grandi metropoli e vicina alla grande massa di colletti blu e di forza lavoro “temporanea” che ne costituisce l’anima vera.

Lui stesso, prima del successo, era stato membro attivo di questa società: un matrimonio fallito, due figli sfortunati arrivati troppo presto, una lunga battaglia con l’alcol, un’infinità di bancarotte, traslochi, lavori (altro…)

Articolo originale su Newsweek a questo indirizzo.

eben-alexander


l dottor Eben Alexander ha avuto una visione del mondo puramente scientifica finché – come lui racconta – un bel giorno è finito in paradiso. Cristiano non praticante, neurochirurgo ad Harvard e figlio di neurochirurgo, Alexander ha raccontato su un lungo articolo di copertina di “Newsweek” la sua esperienza: dopo aver contratto una rara forma di meningite batterica, è finito in coma per 7 giorni. Quel particolare tipo di coma “ha spento la parte umana del mio cervello, la neocorteccia. I batteri dell’E.coli erano entrati nel mio fluido cerebrospinale e stavano mangiando il mio cervello.

L’esperienza che ho vissuto è stata così profonda che mi ha dato una ragione scientifica per credere che esista una coscienza dopo la morte. In quei giorni ho visitato un regno fatto di nuvole, entità superiori, mentre un vento divino mi diceva che ero amato e adorato, per sempre. Un lunghissimo viaggio, incalcolabilmente positivo”.
Fino a quel momento, Alexander ha ammesso di invidiare “quelli che credevano ci fosse un dio da qualche parte che ci amava in modo incondizionato”. E dava sempre qualche spiegazione scientifica (mancanza di ossigeno al cervello, deliri farmacologici, allucinazioni auto-indotte) ai racconti dall’aldilà che molti pazienti portavano con sé dopo esperienze di traumi cerebrali.
Secondo lui, però, il suo caso è unico al mondo. “Per quanto ne sappia, nessuno ha mai visitato questa dimensione parallela (a) mentre la sua corteccia era completamente ‘disattivata’, e (b) mentre il suo corpo era sottoposto ad attenta osservazione clinica, come il mio lo è stato durante i sette giorni di coma. Di solito, per spiegare i racconti di esperienze ai confini della morte (o ‘esperienze pre-morte’), si dice che questi momenti sono i risultati di minimi, temporanei o parziali malfunzionamenti della corteccia.

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La mia esperienza, invece, è avvenuta non durante un malfunzionamento, ma quando la mia corteccia era totalmente disattivata. Come dimostrano la durata e la gravità della mia meningite, e il totale coinvolgimento della corteccia documentato da Tac ed esami neurologico. Secondo la teoria scientifica attuale, in nessun caso avrei potuto essere anche minimamente cosciente nello stato in cui ero, figuriamoci se avessi potuto compiere un’odissea incredibilmente vivida e coerente come quella che ho vissuto”.
Oggi, quando incontra i suoi colleghi medici, riceve molti sguardi di “educata incredulità”, e si trova più a suo agio in chiesa, dove “vede tutto con occhi nuovi, sentendo di nuovo l’amore universale del suo viaggio attraverso le finestre di vetro colorato, le note basse dell’organo, i dipinti di Gesù”. E chiama a raccolta gli altri scienziati per “dipingere una nuova immagine della realtà, che è un universo in evoluzione e multidimensionale, con al centro un Dio onnisciente”. (altro…)

La figura del maniaco, rappresentato nell’immaginario collettivo come un losco figuro che si aggira per i parchi vestito solo di un impermeabile, ha subito una profonda e radicale metamorfosi con l’evolversi della tecnologia e con l’avvento dei social network.
Oggi il losco figuro si aggira tra Facebook e Twitter, eccezionali agglomerati di relazioni sociali e per questo pullulanti di facili prede, in cerca di ignare vittime. Ma, come spesso accade, in ogni contesto sociale alla fine arriva sempre il buono di turno che difende le vittime dai soprusi e mette in fuga i malintenzionati.
In questo caso il paladino si è materializzato nel gruppo di Facebook “io odio i maniaci di merda”. La pagina, che conta già 25.000 iscritti, al pari di un instancabile detective mette alle strette i cyber maniaci postando (altro…)