All’origine di una crisi che non finisce: il divorzio tra potere economico e politico.

Pubblicato: 24 ottobre 2012 in Attualità, Politica, Società
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Rimango sempre stupito quando una persona, con poche e semplici parole, riesce a dare una risposta a una domanda complessa come quella che riguarda le cause della crisi economica in atto. Ma lo stupore lascia spazio all’ammirazione quando l’autore di questa risposta è Zygmund Bauman, classe 1925, sociologo e filosofo polacco di origini ebree, famoso per la critica al negazionismo e per le sue ricerche sulla stratificazione sociale e sulla modernità. Sapendo che la sua Lectio Magistralis all’Accademia Pontificia Lateranense dello scorso 20 ottobre sarebbe stata trasmessa in diretta su Sky ho approfittato dell’opportunità di seguirla comodamente seduto in poltrona.
Sembra che Bauman, a detta dei suoi estimatori, possieda il dono di quella che Charles Wright Mills chiamava l’immaginazione sociologica, la capacità di fissare in una frase, in un’idea, la realtà di un’intera epoca. Il grande studioso polacco lo ha fatto con la sua metafora della “Società Liquida” (cosa è più imprendibile e sfuggente dell’acqua e dei suoi flussi?) per descrivere con geniale chiarezza la precarietà e l’instabilità dell’epoca in cui viviamo.
L’oratore va al dunque senza perdersi in premesse. “La ragione di questa crisi, che da almeno cinque anni coinvolge tutte le democrazie e le istituzioni e che non si capisce quando e come finirà, è il divorzio tra la politica e il potere”.

Bauman intende con questo che mentre un tempo gli stati-nazione avevano il potere di decidere e una sovranità territoriale, anche economica, ora questo meccanismo è stato completamente travolto dalla globalizzazione.
“La globalizzazione ha globalizzato il vero potere – prosegue – scavalcando la politica. I governi non hanno più un potere o un controllo dei loro paesi perché il potere è ben al di là dei territori. Sono attraversati dal potere globale della finanza, delle banche, dei media, della criminalità, della mafia, del terrorismo. Ogni singolo potere si fa beffe facilmente delle regole e del diritto locali. E anche dei governi. La speculazione e i mercati sono senza controllo, mentre assistiamo alla crisi della Grecia o della Spagna o dell’Italia…».
Parla anche di agenzie di rating, fondi di investimento, multinazionali e tanti altri soggetti economici e finanziari, come nuovi centri di potere, capaci di condizionare l’economia delle nazioni, non più sovrane. E’ questo il divorzio tra potere e politica, un divorzio impensabile fino a un secolo fa ma oggi principale responsabile della frustrazione dei cittadini verso la classe politica, ormai svuotata o allontanata dal potere. Frustrazione che cresce quotidianamente.
“Le persone non pensano più che un vero cambiamento possa arrivare dai governi locali. – incalza Balman. – “Potremmo aggiungere che a volte ne sono addirittura nauseati. A Madrid come a Roma. E non c’è dubbio che se Hollande fosse stato Presidente al posto di Sarkozy durante la crisi finanziaria, quest’ultimo avrebbe vinto le elezioni.”

Alla fine da i compiti a tutti, questo ottantasettenne che gira il mondo senza sosta (viaggia almeno cento giorni all’anno tra conferenze e dibattiti), specialmente alle nuove generazioni.
Toccante e persuasivo, tratteggia un futuro di interregno nel quale siamo già entrati e dal quale dovremo uscire. Una fase della storia in cui ci ritroveremo a lavorare, forse per decenni, forse per tutto il secolo, tentando di riavvicinare il binomio potere-politica. Precisa, però, che questo riavvicinamento non va confuso con il ripristino del potere delle nazioni, perché indietro non si torna. Potrebbe essere l’Europa il soggetto su cui puntare per ridisegnare un nuovo e stretto rapporto tra potere e politica.
Se per la sua generazione il compito principale è stato quello di superare la guerra ideologica e ricostruire l’Europa e il mondo dalle catastrofi dei totalitarismi e delle guerre mondiali, il nostro compito sarà quello di non subire un totalitarismo di stampo più finanziario che ideologico.
Si alza con sorprendente velocità, Bauman, al termine della sua conferenza. Sembra più in forma di me che ho quarant’anni di meno e sicuramente più determinato dei miei ragazzi che probabilmente non lo hanno mai neppure sentito nominare. Sicuramente non a scuola. Non credo riusciremo a svolgere i suoi compiti Professore – penso – mentre spengo il televisore. Ma grazie lo stesso.

Mario Calcagno

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commenti
  1. Anonimo ha detto:

    Come non condividere un’analisi come questa,le conferme le leggiamo tutti i giorni sul giornale.

  2. Anonimo ha detto:

    Caro mav, un piacere leggere il tuo blog, spero che tu stia sopravvivendo bene a questa crisi che sta massacrando aziende a non finire.
    Io mi trovo in piena sintonia con le analisi di Paolo Barnard, non so cosa ne pensi, sarebbe bello discuterne davanti a piatto di troffie al pesto, ti và?

    Alerizzi.

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