La meraviglia tecnologica che meno conosciamo

Pubblicato: 10 ottobre 2012 in Social Network, Società, Tecnologia
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Retina Display, SSD, 3D, Eightcore, Clouding. Potrebbe essere l’inizio di una canzone di Elio, invece è solo una piccola parte dei termini con i quali ogni giorno ci annunciano l’arrivo di nuovi, potenti e sempre più sofisticati gadget tecnologici. Alzi la mano chi non prova un fremito di bramosia all’interno di un Apple Store o davanti a un’esposizione di TV LED Full HD targati Samsung. Io per primo. Naturalmente.

E io per primo, dimentico, con altrettanto quotidianità, l’enorme potenziale hardware e software di cui dispongo gratuitamente fin dalla nascita. Un arsenale miracoloso dal punto di vista della potenza di calcolo, della memoria, della visualizzazione. Uno strumento tanto avanzato da essere in grado di apprendere autonomamente e addirittura di riprogrammarsi.

Lo avete capito. Parlo della a mente. Della nostra mente. Proprio di quella. Non del “banale” cervello, che riusciamo in qualche modo a comprendere e a misurare sia pure parzialmente. No. Chiamatela coscienza, anima, consapevolezza di esistere, io. Immaginatela come un insieme di pensieri, percezioni sensoriali ed esperienze.

Immaginatela -proprio- perché nessuno è in grado di osservarla, capirla né tantomeno di indicarci dov’è. Questo prodigio è così banale ai nostri occhi che mi ci è voluto un seminario organizzato da un centro buddista e una grande oratrice per ricordarmelo.

Ho avuto la fortuna, domenica scorsa, di scambiare due chiacchiere con Katlheen Mc Donald, autrice di “Come Meditare”, Edizioni Chiara Luce, 14° Edizione, che rappresenta il primo vero tentativo di trasferire alla società occidentale, attraverso un manuale scritto in lingua inglese, alcuni dei principi e delle metodologie alla base della meditazione e della conoscenza della mente buddista.

Scambiare due chiacchiere con questa signora nata in California nel 1952 ha aggiornato la mia concezione di tecnologia in senso lato. Sangye Khadro, questo è il suo nome da monaca, mi ha consigliato di seguire con attenzione il fruttuoso dibattito in atto tra scienza occidentale e filosofia buddista. Mi ha incoraggiato a indagare sulla capacità, scientificamente accertata, del sistema nervoso di modificare la sua struttura (neuroplasticità), sul fatto che questa capacità può essere agevolata da prolungate sessioni di meditazione, sulla certezza che la mente può essere educata con l’esercizio a prevenire e lenire emozioni distruttive quali l’ansia, la depressione e la rabbia.

Mi ha citato esperimenti condotti su meditatori avanzati in grado di non subire alterazioni dei muscoli facciali all’esplosione di uno sparo a distanza ravvicinata ma soprattutto mi ha rassicurato sul fatto che esiste la speranza fondata di riuscire a cambiare quelle cose che più disturbano ognuno di noi.

Mi ha salutato con un sorriso e dettandomi una lunga lista di testi scritti da neuroscienziati, filosofi, psicologi, biologi e autorevoli personalità in ogni campo dello scibile umano. Infine, con l’aria di chi ti prende amorevolmente in giro, mi ha lasciato il suo indirizzo e-mail. Anche a me la tecnologia è utile -sembrava dire – anche se non è fondamentale per la mia serenità.

Sono uscito dal centro e per la prima volta, dopo tanto tempo, non ho preso il cellulare in mano per vedere se qualcuno mi aveva cercato. Forse mi si era liberata un po’ di RAM, perché mi sentivo decisamente più leggero.

Mario Calcagno

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